Il limite della decenza

23.11.06

Il limite della decenza

A Copenaghen, hanno trovato un nuovo modo per spingere gli automobilisti a rispettare i limiti di velocità (cliccate sull'immagine per vedere il video).
Pare che funzioni...con gli uomini.
E per le donne?
Qualcuno dice che funzioni anche per loro, sembra che l'argomento di discussione sia: "Ehi, hai visto le scarpe che aveva? Non c'entravano niente con i pantaloncini rossi!"


di nyky | 18:00:00 | Permalink 30 commenti

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Roberto da Genova [Visitatore]
Sempre meglo che i nostri controlli elettronici telecamere sparse per l'Italia. Meglio due sani polmoni femminili!
Saluti da Genova
PermalinkPermalink 23.11.06 @ 20:34

P [Visitatore]
Mah, l'idea é geniale quanto folle...mi chiedo che succederà quando la gente si prodigherà in staccate al limite per osservare meglio il "panorama"....sai che meravigliosi tamponamenti a catena!

P
PermalinkPermalink 24.11.06 @ 10:38

Paolo [Visitatore] · http://www.paolocima.it
Ma quali qualifica avete Voi per esprimere giudizi sulla pubblicità?
Siete degli esperti del settore? Oppure i Vostri sono giudizi di profani, di neofiti?

Questo atteggiamento "con la puzza sotto il naso" non mi èpiace affatto. La pubblicità è bella se funziona (se le vendite del prodotto aumentano), è brutta se non funziona.
Grazie
PermalinkPermalink 24.11.06 @ 12:20

nyky [Membro] Email
Ciao Paolo,
Alla prima domanda rispondo NI.
Se lavorare nel settore della comunicazione e della pubblicità è un elemento valido per essere considerati esperti, allora SI lo siamo.
Se invece esiste una qualifica ufficiale e legalmente riconosciuta che dia diritto a fregiarsi del titolo di "esperto del settore" allora NO.

Non abbiamo la "puzza sotto al naso", forse il titolo del post ti ha tratto in inganno (colpa nostra nell'averlo scelto), non avevamo intenzione di fare i moralisti ed anzi, l'idea è carina (poco efficace ma carina).

Infine, l'efficacia della pubblicità si misura come dici tu, in base al successo che riscuote il prodotto sul mercato. In questo caso, si dovrà aspettare di sapere quanti incidenti in meno ci saranno sulle strade della capitale danese.

Ciao
PermalinkPermalink 24.11.06 @ 13:24

magsi [Visitatore]
l'idea srà carina per VOI! io non voglio far crescere i miei figli nella convinzione che con due tette si riesce a far rispettare i limiti di velocità!!!
PermalinkPermalink 24.11.06 @ 13:31

magsi [Visitatore]
...e poi, da quando per esprimere un'opinione c'è bisogno di una qualifica? E da quando la pubblicità è bella se funziona? I canoni estetici e morali in pubblicità non contano?
Paolo, l'atteggiamento di quello con la puzza sotto al naso ce l'hai tu che non accetti opinioni e giudizi diversi dai tuoi!
PermalinkPermalink 24.11.06 @ 14:14

Il grande Lebowski [Visitatore]
Questo te lo scrivo io, un copy:
se pensi di essere tu un intenditore, beh, allora non hai capito niente di pubblicità. Se alla mia epoca accademica (quindi non ancora professionista, ma non per questo non esperto) me ne fossi uscito con "la pubblicità si misura con le vendite di un prodotto" mi avrebbero cacciato a calci.
E se pensi questo, sei tu che non sei certo intenditore.
La P. deve creare un'immagine al prodotto/marca/servizio; le vendite sono poi, ma non è detto che avvenga, una conseguenza dell'immagine creata. Si può fare P. per mille ragioni, non solo per vendere un prodotto.
Dammi retta, se pensi ancora che "la P. è l'anima del commercio" o frasi-cazzate come questa, lascia perdere. Non hai capito un cazzo.
PermalinkPermalink 27.11.06 @ 11:32

Il grande Lebowski [Visitatore]
ps scusate il linguaggio dovuto allo sfogo, ma quando uno vuol dimostrarsi un intenditore, mentre invece non sa nulla... mi sono lasciato andare. Vorrei capire poi cosa faccia nella vita, perchè definire intenditori solo chi, come me, lavora nel settore è un pò riduttivo. Oltre che riduttivo sarebbe pure stupido se poi questo Paolo fosse un "esterno", perchè si autodefinirebbe un non intenditore. Il che spiegherebbe l'assurdità "la P. funziona se fa vendere"
PermalinkPermalink 27.11.06 @ 12:17

nyky [Membro] Email
Questo è quello che mi piace del mondo della pubblicità, l'eterna lotta tra chi la pubblicità la fa per passione, e chi la utilizza per vendere. Insomma, copy, art e clienti, gli uni conto l'altro armati!
Leboswski, ti dirò, io non sono del tutto contrario al concetto che "la P. funziona se fa vendere". Di certo ci sono modi diretti ed indiretti di vendere un prodotto (teniamo da parte il sociale, ovviamente), ed a prescindere dal fatto che si tratti di una pubblicità specifica, oppure di promozione dell'immagine di un'azienda, la finalità è sempre la stessa: Vendere, vendere, vendere.
Poi ovviamente, come dicevo, un copy, un art, un account di agenzia vive con passionalità il proprio lavoro, concependo il prodotto come un mezzo per permettergli di dare sfogo alla sua creatività. Per il cliente, invece, accade il contrario, ed il mezzo diventa la pubblicità.
PermalinkPermalink 27.11.06 @ 14:26

Il grande Lebowski [Visitatore]
Guarda che non è un fatto di guerra. E' vero, in agenzia ci sono spesso disaccordi con account e clienti.
Ma il punto è un altro:
sei proprio convinto che una P. è efficace se porta a vendere?
io non ho detto che non deve far vendere. dico solo che le vendite sono una conseguenza, ma non sono il fine della pubblicità. Il prodotto non si compra certo dicendo "il mio detersivo lava più bianco". E' l'immagine che la P. contribuisce a creare che porta all'acquisto. ma è un insieme di fattori e componenti. E' proprio per l'ignoranza di certi clienti che pensano che serva a vendere una delle cause dell'omologazione del messaggio pubblicitario. ribadisco:
se io all'università avessi detto una frase simile non mi sarei mai laureato. Quindi non è una questione di professionisti, un concetto simile lo puoi imparare anche sui libri (ce ne sono tantissimi che spiegano meglio di me questo concetto) o in aule universitarie. Basta volerlo.
PermalinkPermalink 27.11.06 @ 16:46

nyky [Membro] Email
Leb, purtroppo per un cliente la pubblicità è efficace se e solo se porta a vendere.
Tutto il resto non interessa.
Sicuramente l'immagine di un'azienda, che la pubblicità contribuisce a trasmettere è un elemento che aiuta le vendite, rafforzando il posizionamento del marchio nella testa della gente. Ci sono però moltissimi casi, forse la maggior parte, in cui non è l'immagine del marchio spinge le vendite, ma solo l'offerta sul prodotto.
Se 3 facesse una pubblicità istituzionale, dicendo: la nostra compagnia è affidabile, forte, rispettosa dei clienti eccetera (te la faccio semplice) venderbebbe zero o poco di più, di certo meno di quanto non faccia dicendo: cari ragazzi, se passate a 3 vi regaliamo un telefonino!
Tutti gli amanti della pubblicità vorrebbero commercials belli, intriganti, carichi di significato. Tutti i clienti vorrebbero un messaggio semplicissimo ma che fa vendere.
In medio stat virtus...
PermalinkPermalink 27.11.06 @ 16:58

Il grande Lebowski [Visitatore]
Non parlavo di bellezza del comunicato, ma della P. in generale. se vuoi restare della tua idea, liberissimo di farlo, ma allora resterai nell'ignoranza del significato della P. Ripeto: esistono un'infinità di libri che spiegano che cosa sia. basta leggerseli. Oppure si rimane profani. La P. è costruzione dell'immagine, nulla +.
PermalinkPermalink 27.11.06 @ 18:12

nyky [Membro] Email
"La P. è costruzione dell'immagine" Leb, lo sai quante accezioni dell'immagine ci possano essere dietro questa parola? Immagine di Marca, immagine di prodotto, immagine Aziendale nei confronti dei clienti, immagine aziendale nei confronti dei fornitori, degli stakeolders in generale, ecc, ecc.
Per ognuna delle accezioni, esiste un tipo di comunicazione e di pubblicità adatta. Trovo davvero stimolante questo dialogo, credimi, ma dal momento che hai tacciato di superbia ed ignoranza Paolo, non capisco come tu adesso possa ergerti così tranquillamente a "depositario della verità". Spiegaci cos'è la pubblicità e perchè la si fa, dal momento che le vendite sono per te soltanto un suo effetto secondario, quasi collaterale...
Siamo tutt'orecchi!
PermalinkPermalink 27.11.06 @ 18:22

Il grande Lebowski [Visitatore]
è l'ultimo post sull'argomento, lo metto solo per fare chiarezza:
1) io ho tacciato di ignoranza uno che è entrato nel sito dicendo che solo chi si occupa di P. può parlarne. Caso strano lui non si occupa di P. (quindi è pure poco intelligente, perchè si è dato dell'ignorante).
2) io non ho parlato di effetto secondario, nè collaterale. ho parlato di conseguenza. Non di fine ultimo. Non sono la stessa cosa.
3) io non perchè faccio il copy mi ergo a estremo ed unico depositario del significato delle cose. Se l'avessi fatto sarei caduto in contraddizione con la risposta a quel Paolo.
4) Proprio perchè non mi sono definito unico conoscitore, ti ho consigliato di leggerti parecchi libri sulla P. Molti altri, studiosi, NON CREATIVI, ti spiegherebbero questo concetto meglio di me. Scoprirai che chi la studia, senza bisogno di praticarla, pensa la stessa cosa (se vuoi ti cito sociologi o semiotici per indirizzarti meglio: Eco, Bettetini, Fabris, Codeluppi, ma vedi tu, il ce ne sono un sacco)
4) che esistano diversi tipi di comunicazione lo so. ma questo non toglie che si tratti sempre di P. è che quindi il fine sia sempre lo stesso: costruire UNA (non esiste una sola immagine) CERTA immagine tale per cui il prodotto si rivolga in un certo modo ad un certo pubblico. (non necessariamente per stimolarne l'acquisto, ma per far si che si formi una certa idea/convinzione/atteggiamento sull'oggetto reclamizzato).
Una ripeto:
è il mio ultimo post. Per me l'argomento è chiuso. E non mi va di far polemica. E non vorrei essere nuovamente trascinato in questa cosa. è inutile attizzare dove non ci sono più brasche.
PermalinkPermalink 28.11.06 @ 09:53

Il grande Lebowski [Visitatore]
ps e scusa per alcuni errori di ortografia, l'ho scritta di getto, senza rileggerla e di fretta :)
PermalinkPermalink 28.11.06 @ 09:58

nyky [Membro] Email
Va bene Leb, se non vuoi più discuterne, non farlo.
Ti rinnovo comunque i miei dubbi in merito al fine ultimo della pubblicità, dal momento che la tua frase "per far si che si formi una certa idea/convinzione/atteggiamento sull'oggetto reclamizzato", per me significa una sola cosa: portare il cliente ad acquistare il prodotto/servizio che reclamizzo.
Ovviamente ognuno ha la sua opinione, ma ti assicuro, lavorando in un azienda, che tutto quello che dici ha un grandissimo valore filosofico, ma che l'amministratore delegato, quando gli presenti una pubblicità si chiede: "Si, bellissimo, ma tutto ciò mi farà vendere di più???"
Ciao
Nyky
PermalinkPermalink 28.11.06 @ 10:08

Il grande Lebowski [Visitatore]
Fortunatamente non in tutte le aziende. E non sono tutti così gli amministratori delegati. Se chi si occupa di marketing andasse a fare l'università o corsi specifici di marketing si risolverebbero parecchi problemi. Sai quante aziende mettono il figlio del padrone o dell'amico o la figlia di quella persona, nell'ufficio marketing pensando che sia il posto giusto "per fare esperienza", magari perchè è un lavoro più divertente di altri? Tra i clienti dell'agenzia dove lavoro c'è un'azienda molto importante del settore alimentare/dolciario (ovviamente non ti dirò mai il nome) e indovina chi si occupa di marketing? la figlia del padrone. Credimi, evito ulteriori dettagli e commenti. Altri clienti, come un'importante Università, hanno persone competenti al loro interno. e credimi, qui ci si ricollega al discorso che tu accennavi di liti e odi tra creativi e clienti.
Quando un cliente fa un commento costruttivo su un mio lavoro, sono ben felice di cambiarlo. In fondo è lui che mette i quattrini. E di solito sono clienti come l'ultimo che ti ho citato. Della prima tipologia fanno parte invece i commenti "io lo cambierei così perchè non mi piace", senza dire cosa non gli piace o perchè. Solo su gusti estetici. Spesso proprio perchè non sanno cosa sia la P.
Ora se vuoi ti faccio solo alcune domande, magari ti infilo alcuni dubbi sulle tue certezze:
se fosse come dici, devo solo farmi vendere, come pensi che si possa misurare se è stata efficace la comunicazione P.? Se le vendite crescono del 5% come faccio a dire che è stata la P. e non magari qualcos'altro ad essa collegata o no a farlo crescere (come la convinzione sul mio prodotto)?
Se così fosse, perchè aziende importantissime, conoscitissime e che non generano talmente tanto fatturato senza bisogno di far conoscere il proprio prodotto (es. coca cola) spendono moltissimo in campagne pubblicitarie? che bisogno ci sarebbe, visto che tanto tutti conoscono il proprio prodotto?
L'immagine è qualcosa che si costruisce nel tempo, che va coltivata costantemente.
Un famoso filosofo della comunicazione un giorno ha scritto (Popper):
per imparare a capire la comunicazione dovremmo imparare a leggere le nuvole, non i numeri.
Se sarai in grado di capire il concetto, credo che avrai capito cos'è la comunicazione.
E magari esisteranno meno aziende gestite da amministratori delegati che si occupano di cose che in realtà non capiscono.
ps scusa se ho tradito il mio proposito di non postare più sull'argomento.
PermalinkPermalink 28.11.06 @ 10:51

Il grande Lebowski [Visitatore]
e scusa ancora per gli errori: conosciutissime, etc. :) (scrivere al computer non è come scrivere a mano)
PermalinkPermalink 28.11.06 @ 10:54

nyky [Membro] Email
Ti rispondo subito:
L'efficacia della comunicazione si valuta attraverso varie strade a seconda di quello su cui si è lavorato.
Se si tratta di Direct Mailing, si opera quello che è chiamato calcolo della redemption.
Se si tratta di campagne pubblicitarie, la redemption si valuta attraverso la Brand awareness, che va fatta per forza di cose attraverso inchieste su campioni di popolazione.
In ogni caso non si riuscirà mai ad avere un risultato puro per la pubblicità, dal momento che c'è una parte di pubblicità spontanea originata dall'autopromozione dei prodotti, che inquina i risultati (pubblicità indiretta insomma).

Il discorso Coca cola, merita una risposta specifica.
Si tratta di un prodotto conosciuto da tutti per il proprio gusto tipico, ne esiste una sola versione (lasciamo stare Diet coke, cherry coke etc, che sono oggetto di una comunicazione a parte), quindi fare pubblicità al marchio e farla al prodotto, è la stessa cosa. Tutti sanno cosa sia la cocacola, di conseguenza non serve una pubblicità che dica: "La coca è una bevanda effervescente, dolciastra, con caffeina etc...", basta dire cocacola e tutti sanno di che si parla.
Le campagne pubblicitarie fatte da quest'azineda rientrano nella categoria di quelle che si chiamano "Campagne di ricordo". Si tratta non di promuovere il prodotto, ma semplicemente di ricordare alla gente che il prodotto esiste ed è sul mercato. Lo scopo è far si che chiunque cerchi qualcosa di rinfrescante da bere, abbia in testa come primo prodotto la Cocacola. Se l'azienda smettesse di farlo, alla lunga la gente si orienterebbe verso altri prodotti (è lo stesso che faceva la Marlboro, anche se la strategia in quel caso era dettata dall'impossibilità, per legge, di fare pubblicità diretta del prodotto).
Quindi, come vedi, lo scopo è sempre quello. Vendere, vendere, vendere.

Infine, credo di aver compreso abbastanza cosa sia la comunicazione, dal momento che lavoro nel settore e sono co-editor di un blog che parla di questo. I manuali sono importanti per imparare quando non si hanno nozioni, oppure per approfondire determinati temi e per riflettere su altri. Ad un certo punto però, è necessario staccare gli occhi dai libri e guardarsi attorno, perchè il mondo reale difficilmente si sfoglia o segue un indice precostituito...
PermalinkPermalink 28.11.06 @ 12:07

Il grande Lebowski [Visitatore]
So cos’è la redemption proprio perché ho studiato. E proprio lì volevo vederti arrivare: esistono modelli che pensano di calcolare l’apporto della pubblicità o il suo funzionamento (aida & co.). Ma al tempo stesso si sa che alcuni non sono validi o non lo sono completamente. Se chi fa P. lo facesse solo per dire “così crescono le mie vendite”, sarebbe facile calcolare di QUANTO è efficace la P., basterebbe guardare l’aumento.
La brand awareness è un obiettivo comunicazionale, non commerciale, proprio perché, chi ha studiato, sa che gli obiettivi sono di diversa origine. E dicendo quello affermi la mia teoria, che le vendite si generano per altri fenomeni (+ persone conoscono il mio prodotto) e proprio questi ultimi sono gli obietti principali della P.
Le mie erano interrogazioni retoriche, non di curiosità per capire i fenomeni.
Il punto coca cola: proprio li volevo vederti arrivare. So cosa sono le campagne di ricordo, e con la tua risposta non pensi di cadere in contraddizione?
Non basta dire sono la coca cola e mi sono affermata nelle persone. Proprio perché tutti sanno cos’è. Non c’è bisogno di dirlo. Se fosse così basterebbe farle una volta tanto, e non sempre in modo massiccio, come viene fatto. E le campagne non sono solo di ricordo una volta che ci si è affermati sul mercato. Servono a dare una certa immagine al mio prodotto. L’immagine modifica con l’evolversi del tempo, per questo bisogna comunicare. Ma ci sono moltissimi altri casi di cambio di comunicazione per dare una nuova strategia di comunicazione non solo per generare un ricordo, per fare in modo che la gente (come se poi la memoria sia una cosa che un giorno c’è e uno no e se non intervengo io si scordano di me. Servono a rafforzare l’immagine che ho costruito, magari di prodotto per festeggiare avvenimenti, di gioia, di divertimento, etc.) abbia una certa considerazione del mio prodotto. Esistono moltissimi altri casi di prodotti già affermati che fanno comunicazione non per non farsi dimenticare, ma per dire “io sono così”.
Ma pensi veramente che le persone dicano “io compro quel prodotto perché la pubblicità mi ha detto che ha quelle qualità organolettiche”? Perché se lo dice la P. avranno in testa quel prodotto, come in una sorta di hit parade, e andranno su quello invece che sulla concorrenza (come se poi anche la concorrenza non fa P.)? O forse perché io voglio avere una certa immagine e quel prodotto è in grado di darmela se ne faccio uso? (e l’immagine è quella che mi comunica la P.). Per capire meglio il caso specifico della Coca Cola, riguardati le campagne e il messaggio fatto da Chinò, così magari capisci quello che voglio dire (tutti bevono così, quindi non è originale. Se vuoi distinguerti e dare un’immagine di forte personalità bevi cosò).
Ma l’esempio non l’ho fatto per entrare nello specifico, il discorso è generale.

Sono contento per te che sei così pieno di certezze, e sai cosa sia la comunicazione. Ma vedi, diffido sempre da chi è ricco di certezze. Se pensi di averle perché gestisci un blog sei veramente fuori strada. E se pensi che andare all’università significhi farsi indottrinare il cervello da qualcuno e che andarci sia un modo come un altro per avere nozioni (chi magari i libri li scrive ha competenza) allora rimani pure orgoglioso di te e della tua non istruzione universitaria. I libri non sono manuali. E se pensi di averle perché lavori nel settore, ti ho detto, ne esistono a bizzeffe di persone che commissionano lavori pubblicitari senza sapere di cosa si tratti. E sono proprio queste persone il danno della P.
PermalinkPermalink 28.11.06 @ 13:30

Il grande Lebowski [Visitatore]
e se sei così convinto di aver compreso tutto, allora scrivili tu i libri invece che Popper o altri, credimi, guadagneresti parecchi soldi. Trova prima però chi ti dia credibilità perchè gestisci un blog.
Li credo che qualche difficoltà la troverai.
PermalinkPermalink 28.11.06 @ 13:33

nyky [Membro] Email
"Se chi fa P. lo facesse solo per dire “così crescono le mie vendite”, sarebbe facile calcolare di QUANTO è efficace la P., basterebbe guardare l’aumento."
- Sbagliato, come ti ho già detto, non è possibile associare direttamente il contributo della pubblicità alle vendite di un prodotto, dal momento che ci sono alcuni fattori che inquinano i risultati (l'autopromozione è la prima tra queste)

"E dicendo quello affermi la mia teoria, che le vendite si generano per altri fenomeni (+ persone conoscono il mio prodotto) e proprio questi ultimi sono gli obietti principali della P."
- Se più persone conoscono il mio prodotto è perchè ho fatto pubblictà a questo ed al brand in modo che il prodotto si vendesse.
In maniera diretta o indiretta che sia.

"Non basta dire sono la coca cola e mi sono affermata nelle persone. Proprio perché tutti sanno cos’è. Non c’è bisogno di dirlo. Se fosse così basterebbe farle una volta tanto, e non sempre in modo massiccio, come viene fatto."
- Giustissimo, se fosse l'unico prodotto in vendita. Sbagliatissimo dal momento che sul mercato esistono altre decine di prodotti pronti ad approfittare dei tuoi momenti di silenzio per imporre il loro brand.

"L’immagine modifica con l’evolversi del tempo, per questo bisogna comunicare. Ma ci sono moltissimi altri casi di cambio di comunicazione per dare una nuova strategia di comunicazione non solo per generare un ricordo, per fare in modo che la gente...abbia una certa considerazione del mio prodotto."
- Giustissimo, e stai esplorando un altro dei campi di azione della comunicazione, ma se il fine non è quello di vendere il prodotto, mi dici quale credi che sia?

"Ma pensi veramente che le persone dicano “io compro quel prodotto perché la pubblicità mi ha detto che ha quelle qualità organolettiche”? Perché...forse perché io voglio avere una certa immagine e quel prodotto è in grado di darmela se ne faccio uso?
- Leb, esistono un miliardo di modi di fare comunicazione, te l'ho detto, immagine di marca, di prodotto, comunicazione nei confronti degli stakeholders etc. Mica vogliamo esplorare tutti i campi della materia??

"Sono contento per te che sei così pieno di certezze, e sai cosa sia la comunicazione.
- Io non sono pieno di certezze, semmai sono pieno di dubbi, e sono questi quelli che ti permettono di lavorare in pubblicità, vale a dire il chiedersi sempre se una determinata comunicazione sia adatta al target di persone cui ti stai indirizzando, senza avere una risposta certa.

"Se pensi di averle perché gestisci un blog sei veramente fuori strada."
- Infatti non ti parlo alla luce di un blog, ti parlo da responsabile comunicazione locale di un'azienda. Il che, bada bene, non vuold dire essere certo di sapere tutto della comunicazione, vuol dire solo capirne qualche cosa.

"E se pensi che andare all’università significhi farsi indottrinare il cervello da qualcuno e che andarci sia un modo come un altro per avere nozioni (chi magari i libri li scrive ha competenza) allora rimani pure orgoglioso di te e della tua non istruzione universitaria."
- Non so da cosa tu deduca che io non ho un istruzione universitaria, presumo dal fatto che le mie idee non concordano con le tue. In ogni caso, giusto per levarti ogni dubbio (e vantarmi un po') sono laureato in Economia Aziendale, indirizzo Marketing, tesi in Marketing, ho lavorato nel CRM e nella comunicazione.

Concludo.
Leb, il mio scopo non è polemizzare, ripeto, mi piace la discussione e ti prego di non prenderla in maniera sbagliata, come un litigio, sono felicissimo di confrontarmi con chiunque la pensi diversamente.

C'è solo una cosa a cui vorrei che tu rispondessi.
Se la pubblicita non serve per vendere (vuoi direttamente con uno spot di prodotto, vuoi indirettamente promuovendo l'immagine di marca) a che serve?

Un salutone
Nyky
PermalinkPermalink 28.11.06 @ 15:03

Il grande Lebowski [Visitatore]
Mi sa che finiremmo all'infinito.

Io infatti dicevo tra parentesi:
"come se poi nessun altro facesse P."
il che conferma la mia idea nel merito del ricordo. E' esattamente ciò che ho scritto. Quindi penso tu non abbia capito nell'esempio Coca cola...e penso che quindi tu sia caduto in contraddizione.

Esistono diversi modi infatti di fare comunicazione, ma è inutile numerarli. è impossibile non comunicare: è un assioma. Ma io infatti non mi riferivo a tutte le armi della comunicazione, ma alla P. Ho sempre e solo parlato di quella.

Deducevo che non avessi fatto l'uni perchè sostenevi che i libri sono manuali, dicendo in sintesi che non servono e che "comprendo la comunicazione perchè ci lavoro e gestisco un blog"; mia interpretazione della tua frase:
io so cos'è la comunicazione senza bisogno di aver studiato, che reputo inutile perchè...
Non capisco allora su cosa tu abbia studiato, visto che moltissimi libri spiegano il concetto qua sotto, che è poi la risposta alla tua domanda.

Io non dico che vendite e P. siano
"scollegate". Dico che la P. non viene fatta solo per vendere. Perchè l'acquisto del P. è la risposta ad altri fattori, dovuti all'immagine che viene data all'oggetto reclamizzato, e su questi agisce DIRETTAMENTE la P. Le vendite sono la conseguenza di questo. L'ho scritto non so quante volte prima. Mi sembra inutile ribadirlo: serve a costruire, gestire, promuovere l'immagine di un prodotto/servizio/marca. Questo per me e non solo è il suo fine ultimo e ciò che realizza. Poi che esistano tante tipologie di immagine è un altro discorso, che non c'entra con ciò che sta scritto sopra.Anche il discorso che noi creativi vorremmo fossero tutte idee da portare a Cannes, che i clienti chiedono sempre "prodotto/prodotto/prodotto" è un altro discorso, pieno a volte di luoghi comuni. Ma è un altro discorso, che finirebbe anch'esso all'infinito. Su queste cose già si litiga in agenzia, non mi va di farlo anche scrivendo su un blog.

concludo spero per l'ultima volta, anzi, sicuramente, a costo di farmi tagliare la mano:
anche io non l'ho preso come un litigio. Le frasi finali di prima non erano polemiche, ma solo dettate dalla sbagliata interpretazione sulla tua considerazione dello studio (sopra ho spiegato). L'ho presa solo come una sana discussione, senza polemica. Solo che preferisco terminarla qua, perchè mi sembra che finirebbe all'infinito.
Un salutone.
Drugo
ps la prossima volta che mi chiami leb vengo a pisciare sul tuo tappeto. (è una citazione, spero tu l'abbia capita) :)
PermalinkPermalink 28.11.06 @ 17:21

Il grande Lebowski [Visitatore]
Scusa un’ultima volta, ora ti spiego meglio come vedo io i concetti.
La P. crea un mondo intorno alla marca, fatto di valori, simboli etc. con cui il consumatore al quale mi rivolgo si identifica per poter poi acquistare. La marca diventa quindi un motore semiotico. E per marca non intendo solo il nome dell’azienda o prodotto.
Quando scrivi le vendite sono dirette o indirette conseguenze, come se fosse la stessa cosa, commetti un grave errore. Perché non hai ben chiaro cos’è l’obiettivo principale della P. mi viene in mente un libro che ti può aiutare a capire il concetto, è di Semprini Andrea, uno che collabora molto nella pubblicità. “Marche e mondi possibili”.
e non sono manuali, in quanto il quadrato semiotico spiegato nel libro si usa in P. Ora ti spiego meglio con esempi pratici.
Prendi due aziende di elettronica:
una punta a comunicare un’offerta di tecnologia semplice da utilizzare, l’altra una tecnologia sempre all’avanguardia, come punto di forza. Credo tu abbia capito a chi mi riferisco. La seconda genera indubbiamente più vendite, ma questo non significa che allora la prima faccia una comunicazione sbagliata. Anzi, sense and semplicity (che è un gioco di parole, cambiando il titolo di una famosa opera letteraria, sense and sensibility) è perfetto per far capire il mondo veicolato.
Il modo di ragionare “alla fine contano solo le vendite” provoca gravissimi danni.
Parecchie aziende non capiscono che le attività di comunicazione devono agire in modo coordinato e che l’immagine si costruisce nel tempo, non subito.
Ecco che allora fanno una P. che comunica un concetto, che cerca di dare una certa immagine, ma ad esempio le attività di comunicaz sul pto vendita vanno nella direzione opposta, perché generano più volumi di vendita.
Pensa: come se la Ph. dell’esempio si mettesse ad imitare i valori espressi dalla So, altra azienda dell’esempio, solo perché questa vende di +.
Se le persone pensano sempre e solo ai volumi di vendita, è difficile far capire che ad esempio la brand loyalty si acquisisce col tempo e non con un solo annuncio. Guardano subito alle vendite e arrivano a dire “il concorrente A fa ancora più vendite di me”, ho sbagliato a comunicare. Ma magari comunicava benissimo.
Esistono molti casi di ignoranza in tal senso.
E spesso ho a che fare su chi ragiona in questo modo. Un esempio su tutti: le pubblicità radiofoniche. Per gusti miei personali un radio è la cosa più divertente da scrivere. E spesso viene rovinato dal cliente che pensa solo “la P. deve far vendere, altrimenti non serve”. Ascoltati i radio: spesso sono i più originali e divertenti (e qua mi faccio pubblicità: il mese scorso ne circolavano due miei, magari li hai pure ascoltati). Ecco cosa succede spesso:
cliente: “ma perché non metti il numero di telefono del call center o il sito internet? se non metti certe informazioni nessuno viene a visitarmi e come faccio a vendere il prodotto?”. Cazzata colossale. Nessuno ascolta i radio ed ha il tempo di scrivere il n.
Se capisse che la radio spesso serve a generare brand awareness e quindi obiettivi comunicazionali, contribuendo a costruire l’immagine di marca, invece che pensare solo alle vendite, magari funzionerebbe. E ci si ricollega sempre alla solita risposta:
esisterebbero meno incompetenti che farebbero P. sensa sapere cosa sia, solo perché non capiscono che le vendite non sono il fine, ma sono la conseguenza. IMPORTANTE: Magari è più importante la conseguenza del fine, ma ciò non toglie che restano ciò che sono.
Altra cosa importante: se come sostieni tu, l’efficacia della comunicazione si ottiene se le vendite aumentano, allora una comunicaz dell’azienda A che fa crescere i volumi del 5% è più efficace dell’az concorrente B solo perchè lei li vede crescere del 3%?
Non capisco poi la tua affermazione sul ricordo. Ma pensi veramente che se io faccio P e riesco a farmi ricordare allora il consumatore nel supermarket acquisterà il mio prodotto perchè si ricorda di me? E’ molto più complessa la cosa, e fortunatamente la mente del consumatore non è così stupida e automatica.
A volte accusano noi pubblicitari di considerare i consumatori degli stupidi e dei robot, con i nostri messaggi che servono a riempire la loro testa. Vai a far capire a questi accusatori che non siamo noi pubblicitari a pensare questo, che per noi il consumatore è tutto tranne che stupido. Sono le aziende a pensare tutto ciò.

Ps ho risposto solo perchè a volte non capisco le tue risposte. Tipo: io scrivo “la pub lavora sull’immagine” tu rispondi “sbagliato, l’immagine si crea con tanti fattori di comunicazione”. Quello che dici è vero, logico (sponsorizzazioni, promozioni, comunicaz sul p.to vendita. Etc.) ma nn c’entra nulla con la mia affermazione. Io non ho scritto “SOLO la pub lavora sull’immagine”. Ho scritto alter cose.
PermalinkPermalink 29.11.06 @ 09:29

Il grande Lebowski [Visitatore]
e scusa se sono messaggi lunghi, ma ho tante cose da dire e tante domande a cui rispondere. Solitamente scrivo molto più breve, altrimenti non farei questo lavoro.
PermalinkPermalink 29.11.06 @ 09:30

nyky [Membro] Email
Tu interpreti male le mie frasi.
Se io ti dico: "la pubblicità serve per vendere" non ti sto dicendo: "la pubblicità serve per vendere OGGI, fregandosene del domani".
Ti sto dicendo che la pubblicità serve per vendere, punto.

Se scelgo una linea di comunicazione aggressiva, che punta sul prodotto e sulle sue caratteristiche, sto puntando a vendere un prodotto oggi, per fare volumi, per svuotare i magazzini, oppure solo perchè sono un idiota che non pensa al domani.

Se scelgo una linea di comunicazione che punta sull'immagine di marca, sto puntando a comunicare al mio pubblico una serie di principi e valori, cui la mia azienda si ispira. Facendo questo, spero che la gente capisca come produco (oltre a cosa produco) e che i suoi sentimenti lo spingano a preferire me ad altri, non solo oggi, ma anche nei mesi a venire.

Tra questi due opposti, c'è una grande quantità di vie di mezzo ovviamente.

Se produco elettronica all'avanguardia, comunicare la mia immagine di marca, i miei principi ispiratori, la qualità nella ricerca dei componenti elettronici, è importantissimo (a patto che io non mi chiami Amstrad ed allora me ne faccio un baffo).
Ma se produco carta igienica, di comunicare i miei principi ispiratori non me ne frega un cavolo! Voglio che la gente si pulisca il sedere oggi con la mia carta, e domani glie lo ricorderò con una nuova pubblicità.

In entrambi i casi il mio scopo è vendere.
Oggi domani, dopodomani o nei millenni a venire, ma se mi faccio pubblicità voglio V E N D E R E !
PermalinkPermalink 29.11.06 @ 10:44

Il grande Lebowski [Visitatore]
Che banalità:
Oggi domani, dopodomani o nei millenni a venire, ma se mi faccio pubblicità voglio V E N D E R E !
Tutte le attività aziendali devono portare a vendere. Non è quello il punto.

Già solo per il fatto che apro un'azienda vuol dire che voglio vendere.
Il punto lo dico per l'ultima volta:
vendere non è il fine, ma la conseguenza del fare pubblicità.

"Se produco elettronica all'avanguardia, comunicare la mia immagine di marca, i miei principi ispiratori, la qualità nella ricerca dei componenti elettronici, è importantissimo (a patto che io non mi chiami Amstrad ed allora me ne faccio un baffo)".
ma chi ha parlato di cose da comunicare se faccio...?
Io ho portato solo l'esempio per farti capire che l'efficacia della comunicazione non è data da quanto faccio vendere. Rileggiti bene l'esempio e cosa dice. Io l'ho riletto, a me sembra sia chiaro.

Se vuoi continuare ad essere così materialista sul significato della Pubblicità fai pure. Se continui a pensare ai consumatori come robot da istruire, libero di farlo.

Se io scrivo "l'ortolaio Piero fa delle buone mele" non è possibile che tu rispondi "è sbagliato perchè è buona anche l'insalata". Che risposte sono?

IO non posso fare altro che ribadirti l'invito a leggerti un bel pò di libri sulla comunicazione e sul suo significato. Poi se vuoi rimanere certo di sapere tutto e non darmi ascolto fai pure.

Ora la chiudo qua, mi sono stufato di rispondere a risposte a mie affermazioni che non c'entrano nulla con l'affermazione.
PermalinkPermalink 29.11.06 @ 11:06

Il grande Lebowski [Visitatore]
Spesso tu abbia l’umiltà di leggerti qualche libro, o quanto meno di chiedere ad altri professionisti oltre al sottoscritto cosa ne pensano di questa discussione, O trovare qualche docente universitario che si occupa di pubblicità per spiegarti questi concetti.
Ma credimi: basta avere una normale enciclopedia multimediale per capirli. Oppure una ricerca in Internet. Ti basta digitare magari la parola copy strategy (se sai cosa significa).
Spero che esistano sempre meno clienti così materiali su aspetti intangibili. Che provano a ridurre in modo così semplice fattori molto più complessi.
Temo però che questa speranza resterà vana.
E spero di non aver mai come cliente la tua azienda.
PermalinkPermalink 29.11.06 @ 11:23

nyky [Membro] Email
Il punto lo dico per l'ultima volta:
vendere non è il fine, ma la conseguenza del fare pubblicità.

Ecco questo è il punto di vista filosofico di un copy.
Il punto di vista di chi l'azienda la gestisce e deve vendere è: Caro ragazzo, io devo vendere i miei prodotti, crea una pubblicità che mi faccia vendere.

Dal momento che i soldi ce li mette lui, prova a dirgli che "vendere non è il fine, ma la conseguenza del fare pubblicità". E vedi che ti risponde...
:-)
PermalinkPermalink 29.11.06 @ 11:25
Un famoso filosofo della comunicazione un giorno ha scritto (Popper):
per imparare a capire la comunicazione dovremmo imparare a leggere le nuvole, non i numeri.
PermalinkPermalink 17.10.07 @ 03:27

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